Lucio Ferella (Avs): “Campo largo? No. Campo Mastella. Come sempre”.

Diciamolo chiaramente, senza i giri di parole che la politica beneventana ama come un vizio antico: quello che sta andando in scena in queste settimane non è un campo largo. È la fotografia di un sistema che si riproduce, cambiando nome ma non sostanza, con la stessa regia da trent’anni.

Durante la riunione convocata dalla segreteria provinciale del Partito Democratico per ragionare di alleanze, è stato presente anche Nino Lombardi. Nino Lombardi. Il presidente della Provincia, espressione diretta di Noi di Centro, seduto al tavolo voluto dal PD. Non come ospite dichiarato, non come interlocutore formale, ma presente. E quella presenza non è un dettaglio: è il punto. È la firma in calce a un accordo che non ha ancora un nome ma ha già una direzione, già un senso, già dei beneficiari. Chi si sedeva attorno a quel tavolo sapeva perfettamente cosa stava sancendo.

Noi di Centro ha dichiarato che la condizione preliminare per ogni tipo di dialogo è “il rispetto per la storia di Clemente Mastella e soprattutto delle esperienze di governo guidate da NdC al Comune e alla Provincia.” Traduzione: si entra nel campo largo passando per Mastella. Con il cappello in mano. Come sempre.

Ora, è doveroso fare una distinzione che in questa discussione viene invece appiattita con una certa convenienza.

Le regionali sono un’altra cosa. La Campania ha una destra che non va sottovalutata, e il governo regionale di Roberto Fico rappresenta un equilibrio fragile ma reale, conquistato anche grazie a convergenze difficili. In quel contesto, il campo largo ha una logica difensiva precisa: non si regala la regione a chi ha già il governo nazionale. Quella è una partita che  va giocata anche quando costringe ad alleanze scomode. Chi non lo capisce o lo usa come pretesto sbaglia.

Ma quello che sta accadendo a Benevento sulle provinciali, e sulla prospettiva delle comunali del 2027, non ha niente a che fare con quella logica. Non c’è nessuna Campania da difendere qui. C’è solo una Provincia da gestire, dei posti da occupare, una mappa di potere locale da ridisegnare con i soliti colori. A questo è stato ridotto.

Non si dovrebbero affidare le sorti del campo largo a un partito che non sa, non decide, non controlla. Ma accade. E accade perché la sua profonda anima nera, quella che non muore mai, quella che ha sempre messo le poltrone davanti alle idee funziona così da decenni: lascia fare, copre, poi si adegua.
Così non costruisce nessun campo largo. Al massimo si affitta il proprio tavolo. Ed è quello che è successo.

Noi di Centro chiede che il confronto nel campo largo sia improntato a “rispetto e coerenza” ovvero: rispetto per Mastella e coerenza nell’accettare che sia lui a dettare i termini. La segretaria provinciale Marcella Sorrentino è stata esplicita: “Il candidato presidente deve essere nostra espressione. Lo stesso discorso varrà per la città capoluogo.” Nessuna ambiguità. Nessun campo largo: un perimetro già tracciato, in cui gli altri entrano come comparse. E il PD, che dovrebbe opporre a questo schema una visione alternativa, siede al tavolo con Lombardi in sala e ringrazia per l’invito.

Il punto vero, però, non è Mastella. Mastella è Mastella, è sempre stato Mastella, non ha mai fatto mistero di cosa vuole e di come lo vuole. Il punto è chi continua ad inseguirlo, chi non riesce a costruire un’alternativa reale. Chi è politicamente valido ma non trova la forza, o la volontà, di dire no.

Le prossime elezioni provinciali dovrebbero essere questo: un banco di prova. Non per vincere a tutti i costi – in una corsa dove i giochi sono già fatti e le poltrone già spartite, in un sistema elettorale di secondo grado che premia i numeri dei consigli comunali e non le idee – ma per capire da che parte si è. Per capire chi ha il coraggio e attributi di uscire dallo schema, di dire no a un’alleanza che non è un’alleanza ma una cooptazione, e da quel no iniziare a costruire qualcosa che assomigli a politica vera. Certo quel no ha un costo, in termini di potenziali poltrone.

C’è chi dice no stando fuori dai partiti, chi commenta dall’esterno, chi rosica. Bene, li lasciamo lì. I processi politici si cambiano stando dentro, non guardando dalla finestra. Ma starci dentro significa anche assumersi la responsabilità di non fingere: non fingere che un campo sia largo quando è stretto come un corridoio, non fingere che un tavolo sia aperto quando le sedie erano già assegnate prima che si aprisse la porta.

E Sinistra Italiana?
Qui serve onestà. Prima di tutto con se stessi. Sinistra Italiana a Benevento ha fatto scelte difficili, e alcune di quelle scelte meritano una riflessione autocritica senza sconti. C’è stato un momento in cui si è preferita la presenza simbolica all’incisività reale, in cui si è partecipato a tavoli senza la forza di condizionarli, in cui il coraggio di dire no è mancato quando sarebbe servito di più. Questo va riconosciuto, senza nascondersi dietro le difficoltà oggettive.

Sinistra Italiana ha posto questioni giuste, ha scelto battaglie giuste. Quelle sono le ragioni per cui vale la pena esistere come forza politica in questa provincia. Ma occorre presidiarle, costruire relazioni, diventare punto di riferimento per chi vive quelle contraddizioni ogni giorno. Ancora molto deve essere fatto.

La coerenza si misura nel tempo, nei comportamenti, nelle alleanze che si rifiutano (come quella per queste provinciali) oltre che in quelle che si cercano. Allo stesso modo, un profilo politico che rimane strettamente ancorato alla città, costruito quasi esclusivamente in contrapposizione a Mastella come unica bussola, non può rispondere all’esigenza di una provincia intera. L’anti-mastellismo non è un programma. È una reazione. E le reazioni, da sole, non costruiscono niente.

Sinistra Italiana, invece, quel titolo può averlo, ma deve guadagnarselo. Con una presenza che vada oltre il capoluogo. Con la capacità di dire no a questo campo largo che non è un campo largo, e di costruire da quel no qualcosa di credibile, di riconoscibile, di utile a chi in questo territorio ci vive e ci lavora e non si sente rappresentato da nessuno. Non è più il momento di vivere all’ombra di altri.

Benevento merita una sinistra che non sia il corridoio verso Mastella. Il momento per iniziare a diventarla è adesso. Le provinciali sono finite prima di iniziare, e il campo largo non è mai stato così stretto, o forse si. Qualche forza politica può iniziare a farlo, Sinistra Italiana può farlo, e la gente saprà riconoscerlo se lo vede. Lucio Ferella (AVS)

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