Due invece, l’ex capogruppo Pasquale Viespoli e Maurizio Saia, confermano l’uscita da Fli come già avevano fatto nei giorni scorsi Giuseppe Menardi e Franco Pontone. Alla Camera invece al momento la situazione è ancora «in evoluzione». L’attenzione è concentrata soprattutto su Adolfo Urso, il coordinatore siciliano Pippo Scalia e l’ex ministro Andrea Ronchi. Nessuno dei tre per ora ha sciolto la consegna del silenzio ma Urso sembra essere meno propenso ad abbandonare il partito.
A convincere i senatori futuristi a serrare le fila è stato Mario Baldassarri. Il presidente della commissione Finanze e componente della bicamerale per il federalismo, che fino al giorno prima era dato tra i più critici verso Fini, ha invece presentato un documento nel quale si conferma «la permanenza nel Fli», per costruire «un’alternativa competitiva all’attuale centro-destra», dando vita ad un «nuovo e più consistente gruppo parlamentare che faccia riferimento al Polo per l’Italia, rifiutando così qualunque ipotesi di ammucchiata a sinistra». In sostanza, la differenza tra chi è rimasto e chi invece ha abbandonato Fli è proprio la decisione o meno di tagliare completamente i ponti con il passato. «Noi auspichiamo che in futuro possa avverarsi una ricomposizione delle forze del centro destra, ma questo sarà possibile solo dopo il superamento del berlusconismo su cui poggia oggi il Pdl», osserva il finiano Giuseppe Valditara che assieme a Maria Ida Germontani, Candido De Angelis, Barbara Contini e Egidio Digilio hanno sottoscritto il documento Baldassarri. L’obiettivo dei futuristi ora è riunire tutte le forze che fanno riferimento al terzo polo. Sulla carta ci sono una ventina di senatori: 5 Udc, 5 Api, 2 Mpa e l’ex pidiellino Enrico Musso oltre ai sei di Fli. Ma i centristi di Pierferdinando Casini per ora non si sbilanciano. Udc e Api hanno evitato di entrare nella querelle futurista ma prima di decidere sulla confluenza in un unico gruppo vogliono valutarne attentamente le conseguenze.
La maggioranza comunque si rafforza anche al Senato grazie al nuovo gruppo delle autonomie mentre l’operazione di dar vita a quello dei Responsabili al momento non sembra praticabile, visto che poteva realizzarsi solo grazie a un maggior contributo da parte degli ex finiani ai quali sarebbe giunto in soccorso il drappello dei senatori Pdl vicini all’ex An Andrea Augello. Alla Camera invece sia Luca Barbareschi che Luca Bellotti (uscito ieri da Palazzo Grazioli accompagnato da Denis Verdini) hanno formalizzato l’abbandono di Fli. Niente di nuovo sul fronte degli "scontenti" Urso, Ronchi e Scalia. Ieri sera Urso ha incontrato Maurizio Saia, uno dei due senatori fuoriusciti dal partito di Fini dopo che aveva trascorso l’intero pomeriggio alla Camera per partecipare ai lavori sul milleproroghe. Dentro Fli molti sono convinti che alla fine Urso non lascerà Fini anche se la situazione è ancora in evoluzione. Nel frattempo il gruppo dei Responsabili di Montecitorio ha raggiunto quota 28 componenti, grazie al prestito di 6 parlamentari del Pdl. Un numero che consente ora di chiedere una nuova redistribuzione tra maggioranza e opposizione nelle varie Commissioni – a partire dalla Bilancio e dagli Affari costituzionali – rendendo così più agevole il percorso parlamentare dei provvedimenti del governo.
Tra gli ex An infuria intanto la battaglia sul Secolo, il quotidiano diretto dalla finiana Flavia Perina che il nuovo cda a maggioranza Pdl vuole mettere alla porta. Ieri, davanti a via della Scrofa, si è tenuta una manifestazione con tanto di occupazione della sede del quotidiano dove era in corso la riunione del cda. A guidare il blitz i finiani Antonio Buonfiglio e Roberto Menia con un centinaio di simpatizzanti e parlamentari. Il direttore Perina ha fatto un appello al nuovo vertice: «A prescindere dalla mia sorte chiedo che i nuovi amministratori si assumano almeno la responsabilità di garantire gli attuali livelli occupazionali».
IL SOLE 24 ORE





































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