Integrare, inoltre, le produzioni tipiche con il settore turistico dove un grande impulso lo potrebbero dare i Piani Turistici Integrati curati da Sviluppo Italia (vedi proposta sul Sannio Quotidiano del 10.12.05).La grande ricchezza dell’agricoltura e dell’industria alimentare italiana sta nella tutela della tipicità delle materie prime e dei processi. L’Italia è un Paese dotato di una ricchezza e di una varietà di sapori uniche al mondo, frutto di una cultura millenaria che si intreccia con la storia, l’arte e l’ambiente. L’immagine dell’Italia nel mondo è spesso abbinata ai grandi vini e ai prodotti agroalimentari d’eccellenza.Oggi viviamo una nuova stagione che ci offre nuove e più grandi opportunità solo se con gli agricoltori ci sarà una società, una cultura innamorata del proprio paesaggio, consapevole delle proprie colture e soprattutto se con loro ci saranno le istituzioni regionali e locali pronte a programmare lo sviluppo di questa grande risorsa del territorio.Va data una risposta a questa domanda: le nostre imprese sono in condizione di competere ? Problemi potrebbero sorgere per il comparto agroalimentare, come per esempio i pomodori oggi importati dalla Cina, o i vini cileni, spagnoli, sudafricani, californiani ecc..La spiegazione sta nella circostanza che il sistema dei i controlli (da quelli ambientali a quelli del lavoro), le sacrosante libertà sindacali per lavoratori, il costo del lavoro, le tasse, gli adempimenti burocratici ed altre imposizioni di fatto non consentono un duello ad armi pari. Le imprese europee e quindi le italiane, sono costrette a spendere milioni di euro per adeguare i loro impianti alle norme sulla tutela ambientale e in Cina scaricano nei fiumi qualsiasi schifezza senza limiti, con danni ambientali che si riflettono in tutto il pianeta.Questa è la vera ragione della crisi del settore produttivo per la cui difesa potrebbe essere utile il protezionismo con i dazi doganali, ma soprattutto garanzia di tutela del mercato. Garantire l’osservanza delle norma igienico-sanitarie lungo tutta la filiera produttiva sia per gli alimenti realizzati in Italia che per quelli importati; imporre nelle etichette l’indicazione dell’origine delle materie prime impiegate e sui metodi di produzione utilizzati al fine di tutelare il consumatore e allo stesso tempo gli agricoltori e le industrie italiane che a queste regole soggiacciono.A tal fine l’applicazione del Regolamento Ce 178/2002 rappresenta un’occasione importante per raggiungere all’interno dell’unione europea un’omogenea legislazione di riferimento, a cui deve essere affiancata un’azione attenta e puntuale che garantisca il consumatore nei confronti di prodotti alimentari realizzati nei Paesi terzi dove a questa tematica non viene posta attenzione sufficiente. I nostri imprenditori meritano rispetto e attenzione. Il segnale forte è dato dalle misure contenute nel noto pacchetto sulla competitività e legate alla ricerca, alla difesa del marchio made in italy, dei brevetti, dei marchi di denominazione d’origine, dei prodotti legati alla nostra creatività. Sul piano internazionale la partita risulta molto aperta in quanto le regole del commercio, definite in sede WTO, non consentono ancora di difendere adeguatamente le produzioni tipiche, lasciando ampi margini di azione a quei Paesi che puntano ad imitare prodotti europei molto noti, generando confusione su acquirenti poco informati. Pertanto sono necessari interventi dell’Organizzazione Mondiale del Commercio e dell’ONU perché vigilino in maniera seria sulla reale osservanza delle regole (a cominciare dal rispetto dei diritti umani) e nella certezza che applichino tutte le sanzioni previste in caso di inadempienza.Innovazione e Ricerca nell’agricoltura possono trovare una risposta concreta con il lancio di progetti di territorio e di filiera finalizzate (accordi di filiera). Gli investimenti potrebbero essere incentivati con benefici fiscali, mentre per la ricerca un maggiore ricorso alle Università ed ai giovani laureati.L’innovazione è la chiave strategica delle del successo delle produzioni agroalimentari di qualità. Solo attraverso processi innovativi è possibile replicare su scala industriale le caratteristiche organolettiche osservate nelle produzioni artigianali, realizzate in quantità limitate, fornendo adeguate garanzie al consumatore.Ricerca e innovazione sono strategici anche per il settore agroalimentare, a condizione che siano indirizzate ad esaltare la qualità, il gusto e la sicurezza alimentare. Innovazione dunque per crescere, per affrontare i mercati, per vincere la dura competizione internazionale anche nel settore dei biocarburanti che soddisferebbe anche la tutela ambientale.Altrettanto importante è il problema della distribuzione dove scarsa attenzione viene data alla tipicità dei prodotti, poiché va rivendicato il diritto alla qualità e il contadino deve essere remunerato equamente, rispettando il lavoro che continua a svolgere, perché non è possibile lasciare tutto il potere alla distribuzione. Se la grande distribuzione si mette al servizio del prodotto e non viceversa si possono creare grandi opportunità anche per i prodotti di nicchia, che devono essere valorizzati e non semplicemente proposti alla vendita. Va in questa direzione una mia proposta al fine di utilizzare l’ex caserma Guidoni per i prodotti tipici territoriali (pubblicata sul Sannio Quotidiano). Evitiamo che in Italia si verifichi l’effetto c.d. Wal-mart della grande distribuzione in america che ha modificato la percezione di concetti quali il “valore” e la “qualità”: il consumatore non si chiede perché un prodotto costa meno e non conosce le variabili sociali e ambientali sottostanti al sistema.Altro problema del nostro sistema è rappresentato dalle ridotte dimensioni delle nostre imprese che limitano molto spesso le opportunità di espansione, perché non riescono a disporre delle quantità necessarie di prodotto per affrontare un mercato di dimensioni continentali. La creazioni di Consorzi export potrebbe essere una soluzione, così come gli accordi di filiera eventualmente con la creazione di consorzi finalizzati, l’aggregazione dei piccoli produttori e delle piccole cooperative in srl agricole, con l’individuazione di un management competente; è necessario cioè fare sistema e promuovere lo sviluppo integrato tra produttori, trasformatori, turismo e territorio.Gli agricoltori vanno tutelati e indirizzati anche in virtù della nuova PAC.Non c’è più tempo. Per salvare l’agricoltura sannita dal collasso è necessario riunire con urgenza le Istituzioni, le organizzazioni di categoria, gli Enti rappresentativi per affrontare la grave crisi del comparto agricolo che coinvolge gli agricoltori e le imprese e, quindi, la più grande risorsa produttiva, occupazionale, economica e sociale della nostra provincia.La situazione è grave, una crisi non momentanea, ma strutturale con risvolti pesanti: molte piccole imprese avranno difficoltà a sopravvivere; sono a rischio migliaia di posti di lavoro: in campagna, nelle imprese, nella distribuzione e nei media. Una potatura ai costi impropri e superflui farebbe bene al settore, una politica non indirizzata al reperimento di risorse da distribuire a macchia di leopardo, ma adeguata ed in funzione del superamento della crisi e per dare un forte impulso al settore; iniziative non estemporanee, ma pragmatiche e programmatiche. Solo per fare un esempio, la crisi dell’uva, ormai consolidata, viene affrontata solo nel mese di settembre al momento della raccolta ricorrendo sempre e solo alla distillazione di crisi che aggrava ulteriormente i problemi e non li risolve; è paradossale che il Consorzio Agrario di Benevento, società in liquidazione coatta amministrativa dal 1996 e, quindi, in emergenza, ha affrontato l’emergenza contingente della crisi aiutando i viticoltori in difficoltà svolgendo compiutamente la funzione pubblicistica assegnatagli; così come vi è da evidenziare che lo stesso CAP una volta ritornato in bonis (si spera) con un patrimonio residuo di beni strumentali non indifferente, potrebbe sfruttare l’ipotesi di trasformazione da società cooperativa a società a responsabilità limitata agricola con l’ingresso di nuovi soci e ricapitalizzando la società con grandi prospettive sulle potenzialità di sviluppo di cui è dotato, anche di aggregazione superando i problemi dimensionali. Il CAP è stato elogiato da Bruno Vespa in un articolo pubblicato lo scorso mese di dicembre sul periodico CAPITAL, dimostrando che negli ultimi anni vi è stata un’inversione di tendenza rispetto al passato verso, appunto, il salvataggio, auspicabile, dell’azienda.Questi sono i grandi tempi di cui la politica deve farsi carico, con proposte concrete e iniziative concertate e partecipate, poiché la comunità appartiene ai cittadiniPoiché ritengo fondamentale il rispetto dei ruoli e delle funzioni di ciascuno, propongo di riunirci innanzi al Presidente della Camera di Commercio, Gennaro Masiello, che per competenze istituzionali e professionali rappresenta un ottimo livello di garanzia, con tutti i rappresentanti del nostro territorio, dai parlamentari, ai consiglieri regionali, ai vertici degli Enti territoriali, dalle organizzazioni agricole a quelle degli imprenditori, con la partecipazione degli agricoltori e degli imprenditori agricoli, per concertare, prima che sia troppo tardi, le iniziative da intraprendere al fine di scongiurare il collasso della più grande e storica risorsa della nostra provincia.Il Coordinatore Cittadino di Forza ItaliaAvv. Marcello Matarazzo




































ARTICOLI CORRELATI