La nuora di Mastella e la vasca per partorire

Dopo l’approvazione unanime in consiglio regionale dell’ordine del giorno di Roberta Gasco (Pdl) e Stefano Quaini (Idv) che chiedeva di trasferire immediatamente la vasca e quel che resta di una maternità “abortita” laddove – a Pietra Ligure – invece le cicogne arrivano regolarmente, e le prime polemiche che ne sono seguite, il clima si è infuocato di più. Così Roberta Gasco, già coordinatrice savonese del Pdl, si è trovata nell’occhio del ciclone. Ad invitarla più o meno velatamente ad andare a partorire a Ceppaloni (il Comune campano dove risiede il clan del suocero, Clemente Mastella) sono stati proprio i suoi colleghi di partito. Primo fra tutti Marco Melgrati, che ha lasciato l’aula regionale per non votare l’odg ed è poi partito lancia in resta, incolpando Gasco (non senza qualche coloritura) di essere caduta in un tranello bolscevico.

Nel frattempo ad Albenga il commissario cittadino Silvano Montaldo (un coordinatore eletto qui non c’è da più di sei anni) e il gruppo consiliare Pdl in Comune litigano. Montaldo tiene i toni bassi, i consiglieri minacciano di lasciare il partito, mentre il centrosinistra se la ride. Mai Ceppaloni è stata così citata e ed è stata così famosa ad Albenga: alla fine anche il coordinatore provinciale Santiago Vacca ammette che quell’ordine del giorno è stato quantomeno inopportuno.

Roberta Gasco è all’ottavo mese di gravidanza. Dove partorirà, a Pietra Ligure o a Ceppaloni? «A Pietra, naturalmente – risponde la consigliera – Ma non faccio il parto in acqua, quindi non dite che voglio la vasca per me. Questa storia di Ceppaloni proprio non la capisco, e non è bello quando si mettono le cose sul personale. Comunque sono mesi che non mi muovo da Loano, e non ho mai conosciuto la Liguria bene come adesso».

E le polemiche per l’ordine del giorno? «Non le capisco proprio: non abbiamo deciso noi di non fare la maternità ad Albenga e non era in discussione il futuro dell’ospedale. Purtroppo la decisione è stata presa da mesi dalla giunta Burlando, e noi ci siamo battuti contro quella scelta. Ma adesso che è tutto deciso, che senso ha lasciare parte dell’attrezzatura dove sappiamo che non verrà mai utilizzata? Nessuno. È molto meglio che quello che ancora resta ad Albenga, dopo che parte della strumentazione è già stata trasferita al San Paolo, venga spostato a Pietra, dove peraltro partorisce la maggior parte delle donne di Albenga e dove per fare il parto in acqua arrivano persone anche da fuori Provincia».

Forse i suoi colleghi di Albenga hanno preso l’ordine del giorno come uno sgarro nei confronti della città delle torri? «Ma no. Io credo che si debbano sostenere e far crescere entrambi gli ospedali del ponente, nell’interesse di tutti. Se abbiamo presentato un documento bipartisan e lo abbiamo votato all’unanimità, è stato proprio perché pensavamo e pensiamo ancora che mettere le attrezzature in condizione di essere utilizzate subito sia un buon servizio per i cittadini».

 

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