La musica popolare può essere uno strumento valido per trasmettere ai nativi digitali la cultura e le tradizioni del proprio territorio d’origine?
Rispondo alla domanda facendo prima un breve excursus storico sulla musica popolare, soffermandomi nello specifico su quella meridionale, e portando poi come esempio concreto la preziosa, appassionata e pioneristica ricerca condotta in Valle Caudina dall’artista Liliana Taddeo.
In Italia, la musica popolare affonda le sue radici in epoche remote. Nel corso dei secoli si è arricchita di influenze e sfumature diverse, evolvendosi costantemente e rivelando una vitalità sorprendente.
Grazie a un approccio multidisciplinare, ha ottenuto riconoscimenti sia a livello nazionale che internazionale, divenendo testimonianza viva della nostra storia. Ogni regione ha sviluppato usi e costumi propri: si passa dalla tarantella del Sud alle ballate del Nord.
Nel Mezzogiorno, la tarantella è uno dei simboli più noti del folklore e rispecchia le diverse tradizioni regionali. Ha ispirato molti compositori colti tra il XVIII e il XX secolo. Rossini, per citarne uno su tutti, ne ha offerto una celebre versione nel suo brano “La danza” .
Alcuni studiosi fanno risalire la tarantella al fenomeno del tarantismo o tarantolismo, un rituale terapeutico coreutico-musicale conosciuto in tutta l’Italia meridionale a partire dal XIV secolo.
Fino ai primi decenni del dopoguerra, il tarantismo era presente in ogni festa e in ogni occasione rituale o popolare. I partecipanti esprimevano la propria corporeità e le proprie tradizioni, riportando nei canti e nei balli i temi e i gesti tipici del corteggiamento, del rito terapeutico o di alcuni atti propiziatori.
In seguito, questo fenomeno musicale ha avuto un periodo di oblio, perché considerato dalle giovani generazioni espressione di arretratezza culturale.
Il tarantismo è rifiorito nel 1996 per opera dei Musicastorie che hanno restituito valore e voce al patrimonio musicale popolare della Campania e di tutto il Sud, ascoltando i racconti degli anziani e raccogliendo le memorie musicali.
Oggi, il tarantismo è il testimone e il custode della ricchezza e dell’eterogeneità della cultura meridionale, è il simbolo dell’identità popolare, è il legame tra passato e presente, è un’occasione di festa condivisa, di incontro e di gioia, in Italia e nel mondo, con festival, cerimonie e sagre.
Molti artisti contemporanei, accompagnati come sempre da tamburelli, organetti, fisarmoniche, chitarre e altri strumenti tipici dei vari territori, hanno dato nuovo vigore alla musica popolare creando un mix di antico e moderno e manifestando in tal modo il loro desiderio di esplorare altre strade.
In questo clima di rinnovata vitalità del tarantismo e della tarantella, la Rai, nella rassegna “Il Borgo dei Borghi”, ha acceso i riflettori, il 16 settembre 2020, su Bucciano, un ridente paesino del beneventano, ai piedi del Monte Taburno.
Ospite d’onore è stata l’etnomusicologa Liliana Taddeo, in rappresentanza della sua Associazione e Band “Li.Ta.Mmurria-Tarante”.
Liliana Taddeo, custodisce un ampio tesoro di conoscenze nell’ambito etnomusicale e coreografico, essendo da decenni impegnata in una ricerca sul campo che dal Sannio, Irpinia e Valle Caudina si estende alla Campania e a tutta l’Italia meridionale.
L’artista, prima della pandemia, ha tenuto un Concerto con la sua Band nella bellissima e magica Assisi in occasione del Calendimaggio 2019. Dopo il Covid, ha diretto e curato un evento speciale in Valle Caudina, ancora una volta documentato dalla Rai.
La sua musica, fatta di suoni, gesti e tradizioni, affascina e coinvolge giovani e adulti. Nelle sue lezioni-concerto, Liliana trasmette non solo il ritmo delle danze del Sud, ma anche la gestualità e la profondità simbolica che questi balli racchiudono.
Taddeo, a Bucciano, dopo una breve illustrazione sulla “Ricerca Ambientale” per il recupero degli Usi e Costumi dei Territori meridionali e sulla “Cinesica occidentale”, si è esibita con competenza e maestria, in una performance emozionante con organetto e tamburi mediterranei, accompagnata dai musicisti Diego e Luigi Morzillo insieme ai rispettivi figli. Gli artisti, con la loro musica d’insieme e con varie improvvisazioni, hanno impreziosito lo scenario della location, suscitando grande stupore e infinita ammirazione tra gli astanti che, coinvolti, hanno contribuito con il loro entusiasmo a creare un clima gioioso e armonioso.
Questo è solo un esempio della forza formativa, identitaria e coinvolgente della musica popolare, soprattutto se affidata a musicisti competenti come l’Etnomusicologa Liliana Taddeo e la sua Band. Essi sono stati capaci con le loro narrazioni musicali di trasportare il pubblico in un altro tempo e in un altro luogo, di distribuire conoscenze e rafforzare il legame territoriale con grande leggerezza.
La musica popolare, con il suo linguaggio universale, non è solo passato da custodire, ma voce viva che attraversa le generazioni, capace di accendere nei giovani il senso di appartenenza, di identità e di meraviglia per le proprie radici.
Maria Iannaccone
Maria Iannaccone con un passato da docente, da pedagogista clinico e da psicologo giuridico, con un presente da autrice, sceneggiatrice, paroliere e poetessa, ha al suo attivo la pubblicazione per Amazon di dieci libri e la partecipazione a numerosi Concorsi letterari nazionali nei quali ha ottenuto diversi riconoscimenti.







































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