Protestano gli studenti dell’Alberti in piazza Risorgimento: “Preoccupati per la sicurezza dell’edificio”

Nel giorno in cui riprendono le lezioni nelle scuole e le attività negli uffici pubblici, dopo un giorno di stop alle lezioni in seguito allo sciame sismico registrato nella giornata di lunedì’, scendono in piazza gli studenti dell’Istituto tecnico Alberti di Benevento in piazza Risorgimento.

Hanno disertato la scuola per evidenziare la loro preoccupazione rispetto al tema della  sicurezza della struttura scolastica dell’edificio che li ospita.

Una accelerazione dovuta anche all’assenza di un piano sicurezza ed ai problemi già registrati lunedì quando fu evacuata la scuola.

Successivamente la protesta si è spostata da piazza Risorgimento alla Rocca dei Rettori alla Provincia di Benevento che ricordiamo è proprietaria dell’immobile.

Ricordiamo che le stime  dei costi che ci vorrebbero per far fronte ai problemi dell’edilizia scolastica in Italia sono contenute nel Rapporto sull’edilizia scolastica, che la Fondazione Giovanni Agnelli ha presenta  a Torino.

Oltre 250 pagine di analisi, tabelle, contributi che individuano nell’incrocio tra architettura, pedagogia e didattica la bussola da seguire.

Il rapporto parte dalla fotografia dello stato dei luoghi. Gli edifici scolastici in Italia, ci racconta l’Anagrafe dell’edilizia scolastica del Miur, sono circa 40mila; hanno un’età media avanzata (52 anni) e in due casi su tre sono stati costruiti più di 40 anni fa. Molte scuole sono fragili e insicure, edificate senza attenzione ai criteri antisismici e con l’impiego di materiali scadenti. Con diverse carenze sia nelle strutture portanti, sia negli impianti; così come sono numerosi i casi in cui non sono state adottate misure per l’abbattimento delle barriere architettoniche. Non solo. Sia gli edifici degli anni Settanta sia quelli antecedenti mancano dal punto di vista della sostenibilità ambientale e dell’efficienza energetica: materiali non isolanti, vetrate e infissi che disperdono il calore, fonti di riscaldamento o raffreddamento inquinanti e inefficienti.

A tutto questo si aggiungono gli spazi scolastici che sono stati (e sono tutt’ora, in larga parte) pensati per una didattica tradizionale, trasmissiva: cattedre rialzate, lavagne al muro, banchi disposti in fila di fronte al docente, attaccapanni nei corridoi. Con una disposizione che, peraltro, penalizza innovazioni e metodi didattici diversi dalla lezione frontale. A pesare sull’intero quadro c’è anche una scarsa manutenzione ordinaria e straordinaria, che dipende pure dalla frammentazione di responsabilità e competenze distribuite tra Stato, regioni, enti locali e singole scuole in merito alla proprietà e alla conduzione degli edifici.


 

 

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