Odone (Css): “Prevenzione con vaccini e prossimità per invecchiare in salute”

Roma, 18 giu. (Adnkronos Salute) – Il tema della prevenzione, che poi arriva anche alla prevenzione delle malattie infettive e quindi ai vaccini, “è cruciale rispetto agli strumenti per far fronte a questi trend demografici. L’aumento dell’aspettativa di vita è un successo della medicina, ma chiaramente ha un peso sociale ed economico e anche un impatto sulla salute. Se l’aspettativa di vita in Italia è quasi a 85 anni, quella in buona salute si ferma a 58-60 anni. Per cui gli obiettivi di sanità pubblica sono preservare la buona salute, non solo diagnosticare e curare le patologie e le comorbidità che, chiaramente, grazie al driver dell’età, aumentano. E qui entra il tema della prevenzione”. Lo ha detto Anna Odone, professore ordinario di Sanità pubblica all’Università di Pavia, presidente sezione 3 Consiglio superiore di sanità, partecipando al dibattito ‘La demografia cambia la società’ organizzato oggi in occasione della sesta edizione dell’appuntamento annuale di Adnkronos dedicato ai temi dell’evoluzione demografica a Palazzo dell’Informazione a Roma

La prevenzione primaria “si occupa di preservare la salute – spiega Odone – Si riferisce alla vaccinazione, agli screening, agli stili di vita corretti perché si guadagna in salute e, in una prospettiva di popolazione, ha un impatto economico molto importante. Nell’ambito della prevenzione delle malattie infettive, siamo abituati a parlare di vaccinazioni pediatriche, ma con questi numeri demografici la prevenzione diventa uno strumento di invecchiamento in salute e attivo anche per la popolazione adulta, anziana e fragile. Abbiamo a disposizione straordinari strumenti di vaccinazione nei confronti di patologie diffuse nella popolazione anziana, per le quali l’età rappresenta un fattore di maggiore rischio per forme complicate o gravi”.

Sul tema della prevenzione di prossimità, “legato al Pnrr, il monitoraggio dell’implementazione – illustra Odone – mostra, nei diversi contesti territoriali, alcune criticità importanti, che vengono affrontate dai diversi servizi regionali, e riguarda anche la prevenzione vaccinale. Pensare una prevenzione che si allontana dai luoghi tradizionali, ospedali e dipartimenti di prevenzione, e abbraccia modelli sperimentati in contesto emergenziale, come la vaccinazione nelle farmacie, significa costruire un sistema che resta e può essere utilizzato anche a regime. Sono modelli di prevenzione che avvicinano il cittadino. La medicina di prossimità – conclude – integra farmacisti, medicina di famiglia e servizi territoriali, e unisce le necessità sanitarie con quelle sociali, in un’ottica di integrazione sociosanitaria e promozione della salute”.

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