Prodi sconfitto in Senato. Voto di fiducia: 161 i no 156 i sì.

LA GIORNATA – Il voto è arrivato al termine di una seduta ad alta tensione dove il premier aveva chiesto un voto di fiducia proprio per verificare l’esistenza di una maggioranza a sostegno del governo dopo la decisione dell’Udeur di uscire dall’esecutivo. E proprio la decisione di un senatore dell’Udeur, Nuccio Cusumano, di dare il proprio consenso al governo nonostante la posizione ufficiale del partito, schierato per il no, ha causato un battibecco con scambio di violente accuse che si è concluso con un malore dello stesso Cusumano e con una sospensione della seduta per una decina di minuti.L’INTERVENTO DI PRODI – Nell’intervento con cui aveva aperto la seduta, Romano Prodi aveva chiesto ai senatori un voto «motivato», promesso riforme istituzionali e un ritocco della squadra di governo. Il premier aveva poi ribadito di voler «il voto esplicito» di ciascun parlamentare nel rispetto della Costituzione e che l’Italia «non si può permettere il lusso» di un vuoto di potere per far fronte all’emergenza economica e all’urgente bisogno di riforme istituzionali. Il premier aveva aggiunto poi di essere «ben consapevole» del fatto che il governo ha bisogno di una ridefinizione per «rafforzare le sue capacità decisionali, snellire le sue procedure, migliorare la sua resa, forse ridefinire le sue strutture e la sua composizione».L’ITALIA E LE RIFORME – Prodi aveva esordito parlando di «crisi politica ed esprimendo solidarietà a Clemente Mastella, «contro le strumentalizzazioni e gli opportunismi che si sono prodotti nei suoi confronti». «Sono qui al Senato per rispettare e applicare la Costituzione con lo spirito dei padri costituenti. La Carta non prevede infatti la prassi delle crisi extraparlamentari, e neanche quella delle mozioni di sfiducia individuali a un ministro. Vi chiedo di giudicare il lavoro dell’esecutivo con senso di responsabilità – ha detto Prodi -. Il Paese ha urgente bisogno di riforme, corre dei rischi per il grave ritardo in cui si trova. Ribadisco il mio impegno affinché non si vada a un voto che condanna il Paese all’ingovernabilità. Chiedo un voto motivato, nessuno può sottrarsi nel dovere di dire quale altra maggioranza chiede al posto di quella attuale». Successivamente nelle repliche agli interventi, prima delle dichiarazioni di voto, il premier si era poi definito «coerente e non testardo» per la scelta di essere in aula a confrontarsi con i senatori. E aveva poi definito «fango sulla democrazia» tutte le ricostruzioni che parlavano di compravendite di voti e ricatti per cercare di ottenere una nuova maggioranza.UDEUR SPACCATA – Ma è stato l’Udeur il protagonista della giornata. Fuori e dentro l’Aula si è consumata la spaccatura del partito, anche se il suo leader Mastella fino all’ultimo ha cercato di non ammetterla: «Non c’è nessuna spaccatura nel mio partito. Come vedete siamo tutti qui tranne uno» (ma i senatori dell’Udeur sono in tutto tre, ndr) aveva detto Clemente Mastella dopo una riunione con i suoi in un ristorante vicino a Palazzo Madama, spiegando che chi non avrebbe votato contro Prodi sarebbe stato espulso. Pochi minuti dopo, però, il senatore Nuccio Cusumano ha annunciato il suo voto a favore di Prodi e tra i banchi è scoppiato il finimondo. Al grido di «pezzo di merda, pagliaccio, venduto» il capogruppo Tommaso Barbato è corso in aula mentre dal video stava ascoltando la dichiarazione di voto del collega di partito e con le mani ha mimato una pistola. Al termine del suo discorso e dopo l’attacco di Barbato, Cusumano si è sentito male ed è stato portato via in barella. Al suo indirizzo dai banchi dell’opposizione sono arrivati anche altri pesanti insulti. I commessi sono intervenuti per allontanare Barbato dall’Aula e la seduta è stata sospesa.. In mattinata anche Mastella aveva avuto un malore e per questo era stato accompagnato a Roma da un medico.

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