Presentata stamani la mostra “NON CHIAMATELO DESIGN!”

 

Presentata questa mattina, presso la sala conferenze di Palazzo Paolo V, la mostra “NON CHIAMATELO DESIGN! La Microsemantica di Elviro Di Meo e Antonio Rossetti”, promossa dall’assessorato alla Cultura e dall’Ordine degli Architetti e in programma a Palazzo Paolo V dal 4 al 19 luglio.

 

Una mostra, quella che sarà inaugurata il 4 luglio alle ore 16.30, in cui il semplice accessorio ideato per ornare il corpo travalica gli stereotipi della società di massa per essere elevato al rango di opera d’arte, caricandosi di valenze e nuovi significati che prendono le distanze dalla gioielleria tradizionale. A cominciare dalla scelta dei materiali e dal concetto di prezioso. Valore che non va ricercato nella componente materica dell’oggetto, ma, piuttosto, nell’idea di progetto e nelle logiche che lo sottendono.

 

La mostra rientra nel programma delle attività promosse dall’assessorato alla Cultura della città di Benevento, che ha organizzato l’evento espositivo, in collaborazione con l’Ordine degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori della provincia di Benevento.

 

E proprio su questa collaborazione si sono soffermati l’assessore alla Cultura, Raffaele Del Vecchio, che ne rimarcato l’importanza, “soprattutto in una città come Benevento, che annovera un inestimabile patrimonio architettonico riconosciuto persino dall’Unesco”, e il segretario dell’Ordine degli Architetti, Roberto Scalamandrè, che a sua volta si è augurato che la collaborazione in futuro venga intensificata.

 

Per Enzo Dei Giudici e Luigi D’Oro, curatori della rassegna e membri della commissione Cultura dell’Ordine degli Architetti, “il percorso dei due autori attinge dal contesto architettonico, frammentandolo, i segni della sua evoluzione che si esprime attraverso opere che, a una lettura più attenta, non possono definirsi come prodotti di design, nel senso letterale del termine o appartenenti a un certo ambiente culturale”.

 

Perché – ha spiegato a sua volta Elviro Di Meo – apostrofare con l’appellativo «gioielli» oggetti che, di fatto, non hanno nulla di prezioso? Perché definirli tali se la loro struttura materica prende vita da materiali riciclati, quali la plastica che sarebbe opportuno utilizzarla in ambiti e contesti più adatti? Al di là della mera disquisizione del concetto di prezioso – concetto che esula da questa sede -, le risposte vanno cercate nelle forme che individuiamo come l’espressione più autentica dell’architettura e del legame che unisce questa al design. Riteniamo che sia il progetto a predominare sull’oggetto e, pertanto, sulla componente materica dell’oggetto stesso. Tra forma e sostanza, preferiamo decisamente la prima; che, nella visione globale della matrice compositiva, sarà quest’ultima a dare valore e importanza alla seconda. Da qui l’evocazione simbolica degli archetipi che, storicamente, hanno sempre fatto parte del linguaggio architettonico. E’ nell’individuazione di cubi, sfere, cilindri o semplici figure geometriche da cui traggono origine le nostre creazioni”.

 

La mostra sarà introdotta giovedì 4 luglio alle ore 16.30 da un incontro-dibattito incentrato sulla poetica del gioiello contemporaneo; in particolare, sulle opere in rassegna e sul legame che gli autori hanno instaurato con l’architettura, nelle sue più ampie declinazioni.

 

Dopo i saluti del sindaco, Fausto Pepe, dell’assessore alla Cultura, Raffaele Del Vecchio e del presidente dell’Ordine degli Architetti, Sabatino Falzarano, interverranno: Filippo Cannata, lighting designer; Raffaele Cutillo, direttore dell’Officina Cutillo Architretti_OfCa; Claudio Gambardella, professore associato presso il Dipartimento di Architettura e Disegno Industriale “Luigi Vanvitelli” della Seconda Università degli Studi di Napoli.

Saranno presenti gli autori.

ARTICOLI CORRELATI